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Imprese dei migranti in crescita, in calo le “nostrane”

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- I lavori che gli italiani non vogliono più fare, per lasciarli agli immigrati? All’elenco si può aggiungere anche l’imprenditore. perché negli anni della crisi, le aziende fondate e gestite da immigrati stranieri hanno saputo reagire molto meglio rispetto alle aziende “italiane”. Hanno contenuto il calo del fatturato e hanno rivelato una maggiore propensione all’export e alla registrazione di nuovi marchi. Complessivamente, nel periodo più “buio” della recessione hanno visto comunque crescere il loro numero, mentre quello delle imprese gestite da italiani è in calo. Lo rivela l’ultimo report della direzione Studi&Ricerche di Intesa Sanpaolo, il quale ha preso in esame il periodo compreso tra il 2012 e il 2015. Emerge, innanzitutto, un netto aumento delle aziende fondate da migranti nel nostro paese arrivato a coprire il 9 per cento del totale delle imprese registrate. Questo ha permesso di contenere il saldo negativo tra imprese aperte e chiuse: tra il 2012 e il 2015, il numero delle imprese registrate nelle camere di Commercio è sceso dello 0,9%: è la sintesi di una contrazione del 2,9% delle imprese italiane e di un aumento del 21,3% delle imprese fondate da migranti. Un successo quello degli stranieri in Italia che dipende anche e

Responsabilità medica: obblighi del professionista e grado di diligenza richiesta.

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La prevalente giurisprudenza di legittimità ritiene che l’inadempimento, da parte del medico, della propria obbligazione, generi un’ipotesi di responsabilità contrattuale sulla base del combinato disposto degli artt. 1218 e 1228 c.c.: questo accade sia in riferimento al professionista, sia nei riguardi della struttura ospedaliera (pubblicata o privata), nella quale egli opera. E’ tuttavia proprio l’inadempimento del medico che merita di essere esaminato con maggiore attenzione. L’obbligazione a cui è tenuto il medico è tipicamente professionale ed, in quanto tale, può essere legittimamente e pacificamente ritenuta di mezzi: il sanitario, in sostanza, assumendo l’incarico, si impegna a prestare la propria opera intellettuale per il raggiungimento del risultato prefissato, non per conseguirlo necessariamente (Cass. Civ., 25/11/1994, nr, 10014). In quanto l’obbligazione del medico è di mezzi, e non di risultato, ne consegue che la legge richiede un grado di diligenza più elevato rispetto all’ordinario. Tale quid pluris è ricavabile dal secondo comma dell’art. 1176 c.c., il quale statuisce che la diligenza del professionista va valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata. Esula, dunque, dalla figura del medico/professionista il concetto di diligenza del buon padre famiglia, previsto, invece, dal primo comma dell’articolo sopra citato. A tal proposito, la S.C. ha individuato nella condotta

Più Stato, meno Regioni. Più Salute meno Economia.

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Più Stato, meno Regioni. Più Salute meno Economia, con un contrappeso tra ministri. Risparmiare sugli ospedali factotum e investire nel territorio. Sfatare il mito dei costi standard e rifare le regole di riparto dei finanziamenti alle regioni. Dare per sempre l’addio ai tagli lineari che impoveriscono i poveri e rivedere da cima a fondo l’organizzazione dei servizi. Premiare non solo le regioni virtuose, ma anche le singole asl e gli ospedali e il personale e anche il privato migliori. Puntare forte su fondi integrativi e polizze assicurative, collettivi e individuali, con più defiscalizzazione. E ancora: ticket, farmaci, investimenti, prevenzione, personale. Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno pronta la ricetta per dare un nuovo volto alla sanità pubblica. Per salvarne l’universalità che resta nel bel mezzo dei vincoli di finanza pubblica. Per renderla sostenibile, mentre si allungano ombre pesanti sul welfare tradizionale. Hanno ascoltato per mesi più di 50 tra associazioni, sindacati, istituzioni, centri studi, e due ministri, della Salute e dell’Economia, appunto. E ora le commissioni guidate da Francesco Boccia del Pd (Bilancio) e da Pierpaolo Vargiu di Scelta civica (Affari sociali) sono pronte col documento finale dell’indagine conoscitiva, che sarà ratificato dopo le elezioni al termine di

Insulti su FB sono diffamazione anche se anonimi

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Gli insulti via Facebook costituiscono diffamazione anche se anonimi. Lo stabilisce la prima sezione penale della Cassazione (sentenza 16712) con una recente sentenza con la quale ha annullato l’assoluzione di un finanziere che aveva offeso un collega senza farne il nome, perché la reputazione è lesa se la vittima è riconoscibile anche da poche persone. Tale principio per chi si occupa di privacy da anni non puo’ che apparire ovvio. I dati sono infatti da considerarsi personali E NON ANONIMI tutte le volte che dal loro insieme o comunque con un procedimento di ragionevole difficoltà sia possibile identificare l’interessato. Sul web ed in particolare sui social come Facebook si può diffamare anche senza fare nomi: e’ sufficiente che la persona offesa sia identificabile e che gli insulti possano essere percepiti da una cerchia, puranco ristretta, di persone. Lo evidenzia la Cassazione che ha rinviato a nuovo processo l’assoluzione di un maresciallo capo della Guardia di Finanza che aveva pubblicato nei suoi «dati personali» su FB la frase «attualmente defenestrato a causa dell’arrivo di collega sommamente raccomandato e leccaculo…», aggiungendo poi un’espressione volgare riferita alla moglie di quest’ultimo. A “incastrare” l’imputato sarebbe stato l’uso dell’avverbio: “attualmente”. Perché risultava evidente a persone

Riduzione premi INAIL in linea cona la Legge di stabilità

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Su proposta dell’Inail è stata definita la riduzione percentuale, per l’anno 2014, dell’importo dei premi e contributi dovuti per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. E ciò in attuazione di quanto disposto dalla Legge di stabilità 2014 (la 147 del 27 dicembre 2013, art. 1, c. 128, primo e secondo periodo) che ha anche fissato le modalità applicative della riduzione, “anche con riferimento alle imprese che abbiano iniziato l’attività da non oltre un biennio”. Come si legge nella Determina del presidente dell’Inail n. 67 dell’11 marzo 2014, “la riduzione percentuale si applica a tutte le tipologie di premi e contributi previsti dal TU delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali*: “premi dovuti per la Gestione industria,…ivi compresa l’assicurazione per i marittimi e contributi dovuti per la Gestione agricoltura; premi relativi all’assicurazione contro le malattie e le lesioni causate dall’azione dei raggi X e delle sostanze radioattive**”. Sono esclusi dalla riduzione i premi e i contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali previsti per: le persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni che svolgono in via esclusiva attività di lavoro in