Monthly Archives: aprile 2017

Malattia professionale 2017, tutte le novità

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La Malattia Professionale o causa di servizio è quella malattia contratta dal lavoratore nell’esercizio e a causa della mansione svolta durante l’attività lavorativa. Nello specifico, la legge italiana, riconosce la natura di malattia professionale a quello stato di aggressione dell’organismo del lavoratore direttamente connessa all’attività lavorativa svolta causa di una definitiva alterazione dell’organismo stesso che compromette la capacità lavorativa. La malattia professionale INAIL è riconosciuta come causa di servizio, quando rientra nell’elenco malattie tabellate, ossia, nella lista delle 24 malattie individuate per il settore dell’agricoltura o nella lista delle 85 malattie per il settore industria sancite dal D.P.R. 336/94 e successive modificazioni , ivi comprese la silicosi, la asbestosi e le malattie da raggi X del personale sanitario. E’ altresì riconosciuta la causa di servizio, se la malattia professionale INAIL rientra nella lista malattie non tabellate, per le quali il lavoratore deve dimostrare la causa ed effetto dell’insorgere della malattia con l’attività lavorativa. Malattia professionale 2017 Inail: cos’è la causa di servizio? Lo Stato e la Legge italiana, riconosce la malattia professionale (o tecnopatia) e la causa di servizio quando: la malattia si contrae per esposizione a determinati rischi correlati al tipo di lavoro svolto, come il contatto a polveri

Rischi psicosociali, le ripercussioni sulla salute e le aziende

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Rischi psicosociali: i rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato rappresentano una delle sfide principali con cui è necessario confrontarsi nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro in quanto hanno considerevoli ripercussioni sulla salute delle singole persone, ma anche su quella delle imprese e delle economie nazionali. Circa metà dei lavoratori europei considera lo stress comune nei luoghi di lavoro e ad esso è dovuta quasi la metà di tutte le giornate lavorative perse. Come molte altre questioni riguardanti la salute mentale, spesso lo stress viene frainteso o stigmatizzato. Tuttavia, se li si considera come un problema aziendale, i rischi psicosociali e lo stress possono essere gestibili come qualsiasi altro rischio per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. I rischi psicosociali possono derivare da inadeguate modalità di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro e possono avere conseguenze psicologiche, fisiche e sociali negative, come stress, esaurimento o depressione connessi al lavoro. Alcuni esempi di condizioni di lavoro che comportano rischi psicosociali sono: carichi di lavoro eccessivi; richieste contrastanti e mancanza di chiarezza sui ruoli; scarso coinvolgimento nei processi decisionali che riguardano i lavoratori e mancanza di influenza sul modo in cui il lavoro viene svolto; gestione inadeguata

Immunodeficienze primitive, la prevenzione

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La settimana mondiale delle immunodeficienze primitive, World PI Week, è un’iniziativa che ricorre ogni anno, dal 22 al 29 aprile per sensibilizzare e informare su un gruppo di malattie genetiche rare che si instaurano a causa di una perdita di funzionalità parziale o totale, del sistema immunitario. L’evento è reso possibile grazie a una partnership di società scientifiche, organizzazioni di pazienti e fondazioni di ricerca sparse in tutto il mondo. Le immunodeficienze si definiscono primitive quando la mancata piena funzionalità del sistema immunitario è riconducibile a difetti genetici; si dicono secondarie, invece, quando l’alterazione è dovuta a fattori diversi da quelli genetici, come possono esserlo alcuni tumori maligni, le malattie metaboliche o la malnutrizione. A tal proposito, però, il professor Carlo Agostini immunologo clinico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Padova e Treviso precisa: «Solo nel 15-20% dei pazienti adulti per i quali viene fatta diagnosi della più diffusa forma di immunodeficienza primitiva sintomatica esistente, l’immunodeficienza comune variabile, è riscontrabile un difetto genetico noto, negli altri non si conosce la causa della malattia; è verosimile che in molti la causa sia genetica, ma non è stato sin a ora dimostrato». Quando si manifestano? Le immunodeficienze possono comparire sia in età infantile sia in

“Interferenza” e DUVRI

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Si propongono di seguito alcuni estratti di sentenze della Cassazione degli ultimi anni che hanno ad oggetto il concetto di “interferenza” in relazione all’obbligo di elaborazione del documento unico di valutazione dei rischi interferenziali (DUVRI). In questo contributo si offrono all’attenzione del lettore – senza pretese di esaustività – alcuni princìpi giurisprudenziali in materia senza la descrizione analitica dei relativi casi, che però possono essere esaminati consultando le sentenze integrali richiamate nell’articolo. Nel prossimo contributo, invece, ad integrazione di questo, saranno descritti nel dettaglio alcuni casi giurisprudenziali sul DUVRI che sono stati selezionati per il loro particolare interesse. La prima questione che è spesso oggetto di analisi giurisprudenziale è quella relativa a quando ricorra di fatto l’interferenza ai fini dell’obbligo di elaborazione del DUVRI. Nel panorama giurisprudenziale, una prima definizione di “interferenza” possiamo desumerla da Cassazione Penale, Sez.IV, 9 novembre 2015 n. 44792,che a sua volta riporta la definizione di una nota fonte giuridica del 2008, allorché chiarisce che “l’interpretazione del concetto di “interferenza”, da cui sorgono gli obblighi di coordinamento e cooperazione, come ricavabili dall’art.26 al comma 1, lett.a) e b) e comma 3 del D.Lgs.81/2008, con riferimento alla posizione del committente, ed al comma 2 lett.a) e b)

Qualità dell’aria, intervento della Commissione UE

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L’Italia è lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato, le minute particelle liquide o solide, spesso inquinanti, che fanno parte del pulviscolo atmosferico. Lo rende noto la Commissione UE che in questi giorni ha invitato il nostro Paese ad adottare le misure legislative ed amministrative finalizzate a “risolvere il problema dei livelli persistentemente elevati di polveri sottili (PM10), che rappresentano un grave rischio per la salute pubblica”. In Italia l’inquinamento da PM10 è causato principalmente da emissioni connesse al consumo di energia elettrica e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. Da noi l’inquinamento specifico delle polveri sottili provoca più di 66mila morti premature (dati dell’AEA, agenzia europea dell’ambiente) situazione che ci pone al primo posti dei Paesi più colpiti dal fenomeno. L’intervento di questi giorni della Commissione fa riferimento al provvedimento del 2005 sui valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (PMI10), e rileva che il superamento dei limiti prescritti ha interessato ben 30 zone del nostro territorio, nelle regioni Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. L’avvertimento dell’UE, che si riferisce anche alle zone Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, due zone della Pianura