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In quali casi le condotte sono da considerarsi come parte dello stabilimento?

Alcuni quesiti e le relative risposte sono stati pubblicati nei giorni scorsi dal Coordinamento per l’uniforme applicazione sul territorio nazionale del DLgs. 105/2015 “ Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”*. Il primo che prenderemo in esame, chiede in quali casi le condotte sono da considerarsi come parte dello stabilimento. Il Coordinamento risponde che sono quelle che possono essere “considerate come facenti parte dello stabilimento in quanto connesse funzionalmente agli impianti dello stabilimento…” E allora, meglio conoscere bene la definizione che di “stabilimento” dà lo stesso 105:“tutta l’area sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni e connesse…” ma anche di “impianto”( unità tecnica all’interno di uno stabilimento” – fuori terra o a livello sotterraneo – ”nel quale sono prodotte, utilizzate, maneggiate o immagazzinate le sostanze pericolose”). L’impianto comprende tutte le apparecchiature, le strutture, le condotte… appunto. Il coordinamento chiarisce opportunamente che le condotte “destinate al trasporto di sostanze, in entrata o in uscita, al di fuori dello stabilimento, sono considerate come parte dello stesso stabilimento fino al punto di allaccio alla condotta esterna

Incidenti rilevanti sostanze pericolose, regolamento piani consultazione

Come si ricorderà, il DLgs 26 giugno 2015, n. 105, entrato in vigore il 29.07.2015, ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano i contenuti della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. Fra i decreti delegati previsti dal 105, il Regolamento con la disciplina per la consultazione della popolazione sui piani di emergenza esterna, pubblicato sulla GU del 3 novembre e che entrerà in vigore il 18 di questo stesso mese (Decreto 29 settembre 2016, n. 200). Per capire il significato sia di “consultazione della popolazione” che dei “piani di emergenza esterna”, occorre far riferimento all’art. 2 del decreto delegato secondo cui per popolazione si devono comprendere le persone fisiche o giuridiche, singole e associate, gli enti, le organizzazioni o i gruppi che siano portatori di un interesse concreto e qualificante alle azioni derivanti dal piano di emergenza esterna. Per quest’ultimo, invece, vale quanto detto dall’art. 21 del 105 e cioè che “per gli stabilimenti di soglia superiore e di soglia inferiore, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, il Prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali interessati ….. e previa consultazione della popolazione…. predispone il piano di