Monthly Archives: gennaio 2016

Commissione consultiva permanente, le modifiche in un decreto del 13 gennaio

Per adottare il Decreto del 13 gennaio scorso il Ministero del lavoro, per la modifiche in materia di Commissione consultiva permanente sulla sicurezza e la salute sul lavoro, ha richiamato il DLgs 151/2015 (Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese… e disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità). Ha anche considerato il proprio Decreto del 4 luglio 2014, con cui veniva ricostituita, appunto, la Commissione consultiva permanente, per la durata di un quinquennio, e ha determinato sui termini per le designazioni dei componenti della Commissione (“entro cinque mesi dalla scadenza del mandato il Ministero del Lavoro pubblica l’avviso della scadenza sul proprio sito internet istituzionale, e …entro due mesi dalla pubblicazione dell’avviso, i soggetti (deputati) manifestano l’interesse a partecipare alla procedura di ricostituzione dell’organismo consultivo tramite la designazione dei propri esperti o rappresentanti, effettivi e supplenti”). Inoltre, (art. 3 del decreto), per la designazione degli esperti, effettivi e supplenti, essi sono designati rispettivamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale*. Le organizzazioni sindacali che effettuano la designazione, prosegue il Decreto del 13 gennaio, possono, insieme alle designazioni, far pervenire

Circolare Inail sul pagamento del premio di autoliquidazione 2015/2016

“Il pagamento all’Inail della rata di premio può, a richiesta del datore di lavoro, essere effettuato in quattro rate di uguale importo da versarsi alle scadenze del 20 febbraio, 31 maggio, 31 agosto e 30 novembre di ciascun anno cui la rata di premio si riferisce. Le somme relative alle scadenze successive a quella del 20 febbraio di ciascun anno vanno maggiorate degli interessi ad un tasso pari al tasso medio di interesse dei titoli del debito pubblico dell’anno precedente da indicarsi da parte del Ministero del tesoro. Il pagamento della regolazione del premio relativo al periodo assicurativo precedente va in ogni caso effettuato in un’unica soluzione, entro il 20 febbraio”. Così, l’art. 44, c. 3, del DPR 1124/1965 inserito dall’art. 59, c. 19, della Legge 27 dicembre 1997 n. 449. Ecco, invece l’art. 55, c. 5, della L.144/1999: “I termini di pagamento previsti … dall’art. 44 del testo unico, … sono unificati al giorno 16 dei rispettivi mesi di scadenza”. Le due norme sono state richiamate in una recente circolare dell’Inail (Pagamento in quattro rate del premio di autoliquidazione 2015/2016.Tasso di interesse annuo e coefficienti per il calcolo degli interessi da applicare alle rate) che ha fatto riferimento, allo

I contenuti del Dvr, le necessarie istruzioni del datore di lavoro, ruolo Rspp

Il Tribunale di B. aveva dichiarato in primo grado responsabili del reato di cui all’ art. 590 commi 2 e 3 cod. pen. un datore di lavoro in quanto direttore tecnico dello stabilimento con delega specifica in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e il Rspp in quanto avevano causato, per colpa, a un lavoratore dipendente lesioni personali gravi con conseguente incapacità di attendere alle ordinarie. La colpa del datore di lavoro è consentita nella violazione degli artt. 28 comma 2 lettera b) e d) del TU 81/08, in quanto il documento di valutazione dei rischi non conteneva l’indicazione delle misure e procedure di prevenzione e di protezione concrete ed efficaci per le attività di carico e scarico dei cilindri di grosse dimensioni dalle macchine utensili per ogni turno lavorativo e non conteneva inoltre, l’indicazione delle misure idonee a ridurre al minimo i possibili rischi di investimento dei pesanti carichi sospesi, trattandosi di attività pericolosa comportante gravi rischi di investimento per gli operatori. La sentenza della Cassazione Penale, Sez. 4, 13 gennaio 2016, n. 1036 rileva che “i giudici di merito hanno dato conto della insufficienza del divieto imposto ai dipendenti nel documento di valutazione dei rischi di guidare

Indicazioni del Ministero in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive

Con la Circolare n. 34/2015 del 23 dicembre 2015 della Direzione Generale per le politiche attive, della Direzione Generale per l’inclusione e le politiche sociali e della Direzione Generale dei sistemi Informativi, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione, il Ministero del lavoro dà le prime indicazioni sul DLgs 150/2015, Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell’art. 1, c. 3, della L.183/2014* (Jobs Act). La lunga circolare ministeriale illustra alcune delle tematiche che qualificano l’argomento e cioè lo stato di disoccupazione, le modalità di registrazione per l’accesso al collocamento, la condizione di non occupazione, l’applicazione del DLgs 150 ai disabili. Ci occuperemo di alcuni di questi temi. Stato di disoccupazione. Sono considerati disoccupati “i lavoratori privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al portale nazionale delle politiche del lavoro… la propria immediata disponibilità: a) allo svolgimento di attività lavorativa e b) alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”. Spiega la circolare. Lo stato di disoccupazione costituisce il requisito necessario per avere accesso alla NASPI** e all’ASDI*** (DLgs 22/2015), alla DIS-COLL**** (DLgs 22/2015), oltre che per l’iscrizione nell’elenco tenuto dai servizi

Dipendenti, uso di FB e il Garante

Per i dipendenti di un’azienda accedere a Facebook in orario lavorativo potrebbe essere rischioso dopo l’approvazione degli ultimi 4 decreti attuativi del Jobs Act . Con la modifica dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori è stata introdotta la possibilità per le aziende di controllare, senza passare attraverso alcun accordo sindacale, i dispositivi utilizzati dai dipendenti. Questi ultimi però dovranno essere informati sulle modalità con cui smartphone, pc e tablet, forniti per essere usati sul posto di lavoro, potranno essere monitorati. I dati ricavati dai controlli saranno utilizzabili per «ogni fine connesso al rapporto di lavoro», quindi anche per motivi disciplinari, oltre che organizzativi e di sicurezza. I criteri da rispettare rimarranno sempre la necessità del trattamento dei dati personali e la corretta informazione ai dipendenti. Quali saranno però i limiti ai controlli effettuati dal datore di lavoro sui propri dipendenti? Per le applicazioni l’avvocato Guido Scorza, docente di diritto delle nuove tecnologie, sostiene che vada fatta una precisa distinzione tra uso lavorativo e uso personale. In particolare la possibilità di controllare l’uso di un’app sarebbe anche legata all’account utilizzato. Nel caso di Skype dovrebbe esserci una distinzione tra una chiamata per motivi di lavoro e una privata : sulla prima