Monthly Archives: maggio 2015

Sui ponteggi metallici fissi di facciata, una pubblicazione dell’INAIL

ponteggi

Uno studio pubblicato di recente dall’INAIL titola “ I ponteggi metallici fissi di facciata, determinazione del valore nominale della resistenza caratteristica secondo la UNI EN 12811-3:2005 dei dispositivi di collegamento montante-traverso realizzati con sistemi modulari”. Il lavoro si inserisce nella linea di ricerca L17 (“l’innovazione tecnologica relativa allo sviluppo di strumenti e metodologie atte al miglioramento della sicurezza delle attrezzature provvisionali utilizzate nei cantieri temporanei e mobili con particolare riferimento ai ponteggi metallici gissi di facciata”) del Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici* dell’INAIL. La L17 si propone di studiare le opere provvisionali impiegate nei cantieri temporanei e mobili, mediante – l’analisi della normativa europea esistente – individuazione di strumenti che ne facilitano lì applicazione. Il materiale della pubblicazione INAIL è stato così suddiviso: 1. analisi della UNI EN 12811-3:2005; 2. requisiti per le prove sperimentali secondo la UNI EN 12810-2:2004 e la UNI EN 12811-3:2005 necessarie alla valutazione del valore nominale del momento di giunzione caratteristico dei dispositivi di collegamento montante traverso; 3. definizione dei requisiti delle prove pilota in accordo alla UNI EN 12811-3:2005; 4. campagna di sperimentazione A proposito di questo ultimo punto, l’opuscolo dell’INAIL fa rilevare che lo studio sulla norma

Posta elettronica aziendale, internet e intranet, come rispettare la privacy

dati sensibili1

“I contenuti e le informazioni della posta elettronica sono tutelati costituzionalmente a garanzia di segretezza ma riguardano anche l’organizzazione del lavoro”. In questo quadro, si legge nel Vademecum del Garante su Privacy e lavoro, è opportuno che il datore di lavoro – renda disponibili indirizzi di posta elettronica condivisi tra più lavoratori (ad es. ufficioreclami@società.com) affiancandoli a quelli individuali (ad es. rossi@società.com) e – valuti la possibilità di attribuire al lavoratore un diverso indirizzo destinato ad un uso privato. Il datore di lavoro può mettere a disposizione di ciascun lavoratore apposite funzionalità di sistema che consentano di inviare automaticamente, in caso di assenze programmate, messaggi di risposta che contengano le “ coordinate ” di un altro lavoratore. Si può inoltre, -in caso di assenze prolungate, consentire al lavoratore di delegare un altro lavoratore (fiduciario ) a leggere i messaggi di posta e ad inoltrare al titolare del trattamento quelli ritenuti rilevanti per l’attività lavorativa; – in caso di assenze non programmate (ad es. per malattia), qualora il lavoratore non possa attivare la procedura descritta sopra, il datore di lavoro può incaricare altro personale (ad esempio l’amministratore di sistema) di gestire la posta del lavoratore, avvertendo l’interessato e i destinatari*. Più

Un vademecum del Garante per la protezione dei dati in ambiente di lavoro

privacylavoro

In altre occasioni mi sono già occupato, da questa stessa rubrica, delle tematiche legate al trattamento dei dati personali e sensibili in ambiente di lavoro. Il “Codice della privacy” (DLgs 196/2003) ha subìto significative modifiche ed integrazioni in questi ultimi 2 o 3 anni. Rimangono fondamentali le regole per le quali il datore di lavoro può trattare informazioni personali solo se strettamente indispensabili all’esecuzione del rapporto di lavoro, che i dati possono essere trattati solo dal personale incaricato assicurando idonee misure di sicurezza per proteggerli da intrusioni o divulgazioni illecite, che le informazioni personali trattate possono riguardare, oltre all’attività lavorativa, la sfera personale e la vita privata dei lavoratori (ad esempio i dati sulla residenza e i recapiti telefonici) e dei terzi (ad esempio dati relativi al nucleo familiare per garantire determinate provvidenze), che i trattamenti di dati personali devono rispettare il principio di necessità, secondo cui i sistemi informativi e i programmi informatici devono essere configurati riducendo al minimo l’utilizzo di informazioni personali e identificative, che si deve inoltre rispettare il principio di correttezza, secondo cui le caratteristiche essenziali dei trattamenti devono essere rese note ai lavoratori, che i trattamenti devono essere effettuati per finalità determinate, esplicite e legittime

La Cassazione sul trasporto di rifiuti di un’impresa edile

scavi

Secondo l’art. 212, c. 8, del DLgs 152/2006 (Norme in materia di ambiente) “le imprese che a) esercitano la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e regolare e le imprese che b) trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantità che non eccedano trenta chilogrammi al giorno o trenta litri al giorno…sono iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali a seguito di semplice richiesta scritta alla sezione dell’Albo regionale territorialmente competente …” La disposizione viene richiamata dalla sentenza 12946 del 26 marzo 2015 la Corte di Cassazione penale che ha ribadito l’obbligo dell’iscrizione all’ Albo a carico del titolare di un’impresa edile al quale era stato contestato di aver esercitato attività di raccolta e trasporto di macerie derivanti da demolizioni edili senza, appunto, essere iscritto all’Albo nazionale dei gestori ambientali. Per la Cassazione è “palesemente infondata la prospettazione difensiva dell’errore scusabile fondato sul non aver svolto l’attività in forma professionale (l’imputato, infatti, aveva dedotto di essere titolare di un’impresa, operante nel campo delle ristrutturazioni edili, che raramente aveva necessità di effettuare il trasporto dei propri rifiuti). L’impresario che si trova nelle condizioni sopra richiamate di cui all’art. 212, c. 8 del DLgs 152/2006, è esonerato soltanto dalla

Sulla semplificazione in materia di sicurezza sul lavoro

burocrazia

Nella relazione della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro al Senato la parola “semplificazione” appare 63 volte: invocata dal Ministro del lavoro Poletti che al tempo stesso mette in guardia affinché questo termine non si traduca in uno smantellamento di qualcosa che invece si è dimostrato nel tempo uno degli elementi effettivi di miglioramento delle condizioni di lavoro. Soppesata con prudenza dalle organizzazioni sindacali che temono una riduzione della tutela per i lavoratori. Ambita con convinzione delle organizzazioni datoriali che come Confindustria lamentano un quadro normativo e amministrativo complicatosi nel tempo. In questa contrapposizione di idee rappresentate durante le audizioni al Senato la Commissione infortuni tenta di trovare un sunto in un capitolo intitolato “La semplificazione in materia di sicurezza, finalizzata ad accrescere l’efficacia delle misure di prevenzione”; nei paragrafi successivi ne riportiamo un estratto.Secondo l’Istat, il 94,8 per cento delle imprese ha meno di 10 dipendenti: la normativa – per essere efficace – dev’essere a misura di impresa, per il principio di effettività ed efficacia proprio del diritto della sicurezza. La semplificazione è funzionale anche alla riduzione degli oneri impropri, in quanto evita inutili spese di consulenza, controversie giudiziarie, scelte organizzative inadeguate; garantisce la scelta di idonee misure di