Monthly Archives: aprile 2014

Insulti su FB sono diffamazione anche se anonimi

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Gli insulti via Facebook costituiscono diffamazione anche se anonimi. Lo stabilisce la prima sezione penale della Cassazione (sentenza 16712) con una recente sentenza con la quale ha annullato l’assoluzione di un finanziere che aveva offeso un collega senza farne il nome, perché la reputazione è lesa se la vittima è riconoscibile anche da poche persone. Tale principio per chi si occupa di privacy da anni non puo’ che apparire ovvio. I dati sono infatti da considerarsi personali E NON ANONIMI tutte le volte che dal loro insieme o comunque con un procedimento di ragionevole difficoltà sia possibile identificare l’interessato. Sul web ed in particolare sui social come Facebook si può diffamare anche senza fare nomi: e’ sufficiente che la persona offesa sia identificabile e che gli insulti possano essere percepiti da una cerchia, puranco ristretta, di persone. Lo evidenzia la Cassazione che ha rinviato a nuovo processo l’assoluzione di un maresciallo capo della Guardia di Finanza che aveva pubblicato nei suoi «dati personali» su FB la frase «attualmente defenestrato a causa dell’arrivo di collega sommamente raccomandato e leccaculo…», aggiungendo poi un’espressione volgare riferita alla moglie di quest’ultimo. A “incastrare” l’imputato sarebbe stato l’uso dell’avverbio: “attualmente”. Perché risultava evidente a persone

L’Inail nella Piattaforma europea contro il lavoro sommerso

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Con una nuova proposta la Commissione europea ha lanciato una piattaforma comune tra i paesi dell’Ue per contrastare e scoraggiare la pratica del lavoro sommerso. Come si ricorderà, sull’argomento, già nel luglio scorso la Commissione aveva promosso una consultazione destinata a rappresentanti sindacali e organizzazioni dei datori di lavoro europei che avrebbero avuto tempo fino al settembre 2013 per consultare il documento di sintesi della proposta e presentare opinioni e commenti. Scaduto abbondantemente il termine, prende ora corpo il progetto che vede fra i protagonisti anche l’INAIL che “ha rafforzato e consolidato negli anni le proprie competenze attraverso una strategia basata sul potenziamento dell’attività di business intelligence e l’informatizzazione del sistema di vigilanza”…per il miglioramento costante dei risultati delle ispezioni finalizzate all’emersione del sommerso e al recupero degli oneri contributivi elusi dalle imprese…” ed inoltre “…ha realizzato la banca dati “Osservatorio dei lavoratori regolarizzati”, che evidenzia il numero delle aziende ispezionate e lo pone in relazione con alcune variabili, tra cui la dimensione aziendale e il settore di attività”. La piattaforma proposta vuole dare rilievo al valore e alla necessità della “partecipazione congiunta degli Stati membri perché il tema del lavoro sommerso era stato affrontato in modo non coordinato”. Il

Gli strumenti per capire bene lo stress

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Il Coordinamento tecnico interregionale della prevenzione in ambiente di lavoro, nell’ambito delle numerose Faq raccolte nel proprio Documento del gennaio 2012, ha dato un particolare rilievo alle caratteristiche che devono possedere gli strumenti utilizzati nella valutazione approfondita dello stress lavoro correlato*. Come si ricorderà, qualora, dopo l’esecuzione aziendale della valutazione preliminare dei rischi, vengano rilevati elementi di rischio tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive (interventi organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi), si deve ricorrere alla c.d. valutazione approfondita e cioè alla “valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori” del rischio. La procedura viene attivata mediante differenti strumenti la cui “finalità è quella di garantire la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella ricerca dei fattori di rischio e delle conseguenti soluzioni**”. Fra gli strumenti utilizzati, i questionari***(altri sono il focus group e le interviste semi-strutturate****). Enzo Gonano im www.quotidianosicurezza.it I questionari: devono sondare esclusivamente quelle dimensioni non riconducibili a tratti o caratteristiche di personalità ed essere specificatamente dedicati all’ambiente lavorativo; indagano l’organizzazione del lavoro percepita e il benessere/malessere dei lavoratori. La raccolta dei questionari deve prevedere: un’informativa iniziale ai lavoratori sullo scopo e le modalità di raccolta dei questionari; l’anonimato o almeno il rispetto del TU della privacy in

Valutazione stress, indicatori oggettivi, verificabili, numericamente apprezzabili

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Per una corretta valutazione del rischio stress lavoro correlato occorre seguire un percorso metodologico orientato verso la pianificazione e realizzazione di misure di eliminazione – o riduzione al minimo – dei fattori del rischio. A questo scopo, secondo il Documento del febbraio 2012 del Coordinamento tecnico interregionale per la prevenzione sui luoghi di lavoro, occorre che: “la valutazione aziendale sia eseguita con riferimento a tutti i lavoratori, compresi dirigenti e preposti; la valutazione prenda in esame non singoli ma gruppi omogenei di lavoratori… che risultano esposti a rischi dello stesso tipo (secondo l’individuazione che ogni datore di lavoro può autonomamente effettuare in ragione della effettiva organizzazione aziendale)”. La valutazione si articola in due fasi: quella preliminare – necessaria – e quella (eventuale) che si deve attivare quando “la valutazione preliminare riveli elementi di rischio” e quando le misure di correzione adottate in seguito alla prima valutazione, “si rivelino inefficaci”. La valutazione preliminare consiste nella rilevazione di indicatori: oggettivi, verificabili, e ove possibile numericamente apprezzabili, appartenenti, quantomeno, a queste tre distinte famiglie: eventi sentinella (es.: indici infortunistici, assenze per malattia, turnover, procedimenti e sanzioni, segnalazioni del medico competente, specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori); fattori di contenuto del

Dal fulgore degli anni 70 all’annuncio della catastrofe sociale

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La nascita di un completo sistema di welfare, negli anni ’70, ha contribuito in modo determinante a far entrare l’Italia nel 21° secolo come un Paese ai primi posti per sopravvivenza, nutrizione e protezione per il rischio della salute, e in posizione intermedia per sviluppo economico e capitale umano; un po’ peggio per il livello di disuguaglianze. Questi decenni hanno visto problematiche e sfide affrontate e vinte che portano oggi il nostro Servizio sanitario nazionale, nonostante tutto, a essere ancora uno dei sistemi sanitari con i migliori risultati nel contesto europeo e internazionale. Le sfide che la Sanità pubblica ha dovuto affrontare e la maniera, efficace o no, con cui lo si è fatto, appaiono comuni all’”evoluzione sanitaria” di tutti i Paesi europei, ma con differenze relative ai tempi e alle scelte politiche intraprese, che hanno comportato sistemi e risultati disuguali. La speranza di vita alla nascita è l’indicatore che più si è avvicinato sia al risultato massimo potenzialmente raggiungibile in questo periodo storico, sia al maggior livello di integrazione e uguaglianza nel Paese, in una misura più intensa di quanto non sia accaduto al miglioramento delle condizioni economiche e sociali di vita. È verosimile che a questo lusinghiero risultato