Monthly Archives: novembre 2013

Il taglio delle badanti

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In Italia le badanti sono più di 800mila e per loro le famiglie spendono circa 10 miliardi di euro l’anno ma nell’ultimo anno 8 famiglie su 10 hanno dovuto rinunciarci in tutto o in parte. E nel deserto dell’assistenza pubblica, sempre più risicata a causa della crisi economica, per pagare la badante il 75% riduce qualità e quantità dei cibi e il 45% deve chiedere aiuto ai figli. Spesso nemmeno tutti questi sacrifici sono sufficienti: nel corso dell’ultimo anno il 55% degli over 75 ha dovuto ridimensionare l’aiuto dell’assistente familiare, il 25 % vi ha dovuto rinunciare del tutto. Una famiglia su tre ha quindi perciò “tagliato” la badante e così 800mila anziani non autosufficienti sono a rischio assistenza, rivelano i dati della prima indagine italiana sulle badanti e anziani, presentati durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), a Torino, che mette anche in luce come le badanti siano una presenza apprezzata e indispensabile ma un anziano su tre teme che possano commettere errori nelle terapie. Una paura fondata, perché solo il 14% di loro ha avuto percorsi adeguati di formazione sanitaria e il 77% è di nazionalità straniera: il rischio di sbagli a causa

Datore di lavoro non responsabile dei rischi non specifici e occasionali

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La Quarta Sezione Penale della Corte di cassazione si è pronunciata per la non responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso al dipendente, se risulta che il rischio non è specifico e non è proprio dell’attività imprenditoriale svolta. La sentenza 39491 del 24 settembre 2013, ha chiarito che sono rischi specifici solo quelli rispetto ai quali sono richieste precauzioni e regole comportanti una determinata competenza tecnica. L’ “occulto pericolo” non è quindi da considerare fra i rischi dai quali, quotidianamente, il datore di lavoro deve tutelare il lavoratore con controlli e idonee misure di sicurezza. La Corte ha così accolto il ricorso del titolare di un’impresa di pulizie che era stato condannato “per il delitto di lesioni colpose aggravate” causate a un proprio dipendente che aveva subito gravi danni fisici nell’atto di compiere pulizie in prossimità di un cancello in ferro del piazzale di un mercato di proprietà di un Comune, cancello privo del perno di fermo di fine corsa e, quindi, in condizione di non sicurezza tale da fuoriuscire da una delle ante scorrevoli e travolgere l’interessato. Contro la sentenza di condanna, la Cassazione ha osservato che, trattandosi di un cancello sito a protezione di un’area comunale, il

Il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati prende forma

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Primo via libera all’avvio dei negoziati tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione Europea per arrivare ad un accordo su un testo condiviso del nuovo Regolamento sulla protezione dei dati. La Commissione competente del Parlamento europeo (Libe – Libertà civili, giustizia e affari interni) ha votato il 21 ottobre gli emendamenti al testo della proposta di Regolamento (emendamenti artt. 1-29; emendamenti artt. 30-91) presentata dalla Commissione europea il 25 gennaio del 2012, dopo oltre 20 mesi di intenso dibattito nei quali sono stati presentati più di 3000 emendamenti. Si attende adesso, per l’avvio dei negoziati tra i due “co-legislatori”, Parlamento e Consiglio Ue, il testo con gli emendamenti del Consiglio, che non ha ancora terminato l’esame della proposta. Il testo emendato del Regolamento mantiene molte delle impostazioni della proposta originale della Commissione, a partire dall’applicabilità del Regolamento ai trattamenti svolti da aziende extra-Ue se queste utilizzano dati personali di utenti Ue per offrire loro prodotti o servizi. Altre conferme riguardano, ad esempio, il consenso della persona interessata (che deve essere “esplicito” anziché solo “inequivocabile” come nell’attuale direttiva 95/46) o il diritto alla portabilità dei dati. Sono state inoltre mantenute alcune proposte innovative quali la nomina (obbligatoria) di un “Data Protection Officer”

Sicurezza nei supermercati senza ledere la dignità dei lavoratori

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La legittima esigenza di tutelare il patrimonio, di proteggersi da furti e rapine con impianti di videosorveglianza, non autorizza i supermercati a operare in violazione delle libertà fondamentali e della dignità di dipendenti e clienti. Lo ribadisce il Garante in seguito ai risultati di un’attività ispettiva nel settore della grande distribuzione, che ha rilevato come numerose società non avevano rispettato le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori, dalla normativa sulla privacy e dal provvedimento generale in materia di videosorveglianza predisposto dalla stessa Autorità. Dagli accertamenti disposti dal Garante, è emerso, ad esempio, che tra le società sottoposte ad ispezione, cinque non avevano ottenuto un preventivo accordo sindacale o richiesto l’apposita autorizzazione al competente ufficio del Ministero del lavoro [doc. web n. 2605290, 2578071, 2577203, 2577227 e 2691507]. A tal proposito, l’Autorità ha sottolineato che non è sufficiente che i lavoratori siano stati informati o che abbiano addirittura acconsentito all’installazione del telecamere per far venir meno le specifiche tutele previste dalla normativa o lo stesso divieto di controllo a distanza. Una sesta società [doc. web n. 2683203], a differenza dalle precedenti, aveva sì ottenuto l’autorizzazione dell’ufficio ministeriale ad installare l’impianto di videosorveglianza, ma non ne aveva poi rispettato tutte le prescrizioni.

Redditometro, ok del Garante per la privacy dei dati, a condizione che …

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Via libera definitivo dal Garante della Privacy al cosiddetto ”Redditometro”. L’autorità ha comunque ”prescritto all’Agenzia delle entrate l’adozione di una serie di misure e accorgimenti per ridurre al minimo i rischi per la privacy delle persone e rendere lo strumento di accertamento più efficace nella lotta all’evasione fiscale”. Ad annunciare è il garante privacy in una nota che ricorda come il Redditometro e’ basato su dati comunicati dal contribuente ed altri, basati su ”spese medie” Istat, in base al ”profilo’ del contribuente. ”Nel corso della complessa e approfondita verifica preliminare svolta dal Garante sul sistema di accertamento sintetico del reddito dei contribuenti – è spiegato nella nota – sono emersi, anche a seguito di accertamenti ispettivi, numerosi profili di criticità (derivanti, peraltro, anche dallo stesso Decreto ministeriale di attuazione del nuovo redditometro) che rendevano il sistema non conforme alle norme sulla privacy. In particolare, riguardo: alla qualità ed esattezza dei dati utilizzati dall’Agenzia delle entrate; all’individuazione in via presuntiva della spesa sostenuta da ciascun contribuente riguardo ad ogni aspetto della vita quotidiana (tempo libero, libri, pasti fuori casa etc.) mediante l’attribuzione alla generalità dei soggetti censiti nell’anagrafe tributaria della spesa media rilevata dall’Istat; all’informativa da rendere al contribuente”. ”Alcune di