Monthly Archives: giugno 2013

La dichiarazione di prestazione sui prodotti da costruzione

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La marcatura CE sui prodotti di costruzione non attesta più la conformità del prodotto ad una specificazione tecnica ma “rappresenta la conclusione di un iter armonizzato attraverso il quale: • si valuta; • si accerta; • si garantisce, mediante procedure di prova o di calcolo e di controllo della produzione; • si dichiara la prestazione di un prodotto da costruzione Lo si legge nelle note al testo del Regolamento ex direttiva UE 305/2011 che entra in vigore il 1° luglio. Sostanziale novità del Regolamento è quella che la marcatura CE è apposta solo sui prodotti da costruzione per i quali il fabbricante ha redatto una dichiarazione di prestazione. Essa descrive la prestazione dei prodotti da costruzione “in relazione alle caratteristiche essenziali di tali prodotti, conformemente alle pertinenti specifiche tecniche armonizzate”. La dichiarazione di prestazione contiene in particolare le informazioni sul prodotto-tipo, sul sistema di valutazione e verifica della costanza della prestazione del prodotto, sulla norma armonizzata o la valutazione tecnica europea usata per la valutazione di ciascuna caratteristica essenziale, sull’uso o gli usi previsti del prodotto da costruzione, ecc. Quando e da chi viene redatta la dichiarazione di prestazione di un prodotto di costruzione? Quando il prodotto rientra nell’ambito di

Il 69/2013 per le PMI

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Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, entra il vigore il decreto-legge n. 69 del 21 giugno 2013, il cosiddetto decreto del Fare, con cui il Governo punta a rilanciare la crescita economica. Tra le misure, un bonus per le imprese che acquistano macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo e un fondo da oltre 2 miliardi di euro per la realizzazione di interventi infrastrutturali in tutto il territorio nazionale. Misure per la crescita economica – Sostegno alle imprese Rafforzamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese Il Ministro dello sviluppo economico adotterà entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge disposizioni volte a: assicurare un più ampio accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese, tramite: – l’aggiornamento dei criteri di valutazione delle imprese ai fini dell’accesso alla garanzia del Fondo, – l’incremento della misura massima di copertura del Fondo fino all’80% dell’importo dell’operazione finanziaria, con riferimento alle operazioni di anticipazione di credito verso imprese che vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni e alle operazioni finanziarie di durata non inferiore a 36 mesi; – la semplificazione delle procedure e delle modalità di presentazione delle richieste attraverso un maggior ricorso a modalità

Macchine vecchie e senza protezioni, in agricoltura difficili le soluzioni efficaci

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La Commissione parlamentare d’ inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro ha approvato recentemente la relazione finale sull’attività svolta. Fra i temi esaminati gli infortuni legati alle macchine e attrezzature di lavoro di cui mi occupo in questa news. Sono diverse le macchine e attrezzature che non dispongono dei necessari dispositivi di garanzia per la sicurezza degli operatori, perché “ sono tecnologicamente superate o perché presentano difetti di progettazione che non tengono conto delle effettive esigenze di tutela degli utilizzatori”. Non si tratta quindi solo di problemi che sorgono dalle macchine vecchie, ma anche da quelle immesse sul mercato che, formalmente in regola con le prescrizioni vigenti (ad esempio con la marcatura CE), possono però risultare prive delle dotazioni adeguate rispetto alle condizioni d’uso concrete. Ed è proprio per questo che ogni anno si devono registrare numerosi e gravi incidenti anche mortali, imputabili a macchine ed attrezzature di lavoro “difettose” e non idonee. Le statistiche indicano i settori maggiormente colpiti dal fenomeno, quello agricolo – forestale e quello edile, nei quali si fa ” ampio uso di macchinari e attrezzi in spazi aperti e in condizioni di lavoro spesso variabili e quindi meno controllabili”. Secondo i dati a suo tempo

Titoli di istruzione comuni per sostenere i percorsi di mobilità transnazionale

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Lo scorso 29 maggio il Ministero del Lavoro e l’ISFOL*, in rappresentanza di tutte le Autorità nazionali e regionali, hanno presentato alla Commissione europea il primo Rapporto di referenziazione nazionale all’European Qualification Framework (EQF)**. Il Rapporto è il risultato di un lavoro di analisi e confronto durato circa 4 anni, che ha visto il coinvolgimento di numerose Istituzioni, sindacati ed esperti internazionali, e ha fatto registrare un’ampia condivisione attraverso la consultazione pubblica svoltasi lo scorso anno. Nel Rapporto nazionale l’Italia, per la prima volta, referenzia tutti i titoli rilasciati dal sistema di istruzione, anche a livello universitario, e le qualificazioni rilasciate dalle Regioni sulla base di accordi nazionali. Il processo di referenziazione è progettato come strumento per aumentare il mutual trust, e cioè la fiducia reciproca tra Paesi che è alla base del riconoscimento dei titoli e delle qualifiche. E’ un “processo che esamina il complesso dei sistemi formativi di ciascun Paese per verificare la presenza di un sistema di qualificazioni definite in termini di risultati di apprendimento (learning outcomes) e l’adozione di adeguate misure di assicurazione della qualità”. I risultati raggiunti con il Rapporto di referenziazione sono stati ampiamente riconosciuti ed apprezzati, con l’auspicio che si possa in tempi

Google sotto scrutinio dell’Authority italiana per la privacy

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Nell’ambito dell’istruttoria avviata nell’aprile scorso per verificare il rispetto della normativa italiana delle nuove regole privacy adottate dal colosso Usa, il Garante “ha deciso di richiedere a Mountain View maggiori e più puntuali dettagli su specifici aspetti delle modalità di trattamento dei dati degli utenti italiani: in particolare – spiega una nota dell’Autorità – riguardo all’informativa e al consenso all’uso dei dati, alla loro conservazione e al loro possibile incrocio, anche tra prodotti e servizi diversi. Gli ulteriori elementi che verranno forniti da Google al Garante italiano saranno oggetto di valutazione per l’eventuale adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni, inclusi, qualora dovessero ricorrerne i presupposti, quelli a carattere prescrittivo o sanzionatorio”. E in Francia, l’accusa di violare la privacy per Google è già reale: secondo il Cnil, l’autorità garante francese, Google viola le norme in materia e ha 3 mesi di tempo per mettersi in regola con la legislazione locale, pena l’imposizione di sanzioni pecuniarie. Nella nota si legge: “Come si ricorderà, nell’aprile scorso, esaurita la fase di indagine a livello europeo da parte del Gruppo che riunisce i Garanti privacy dei 27 Paesi dell’Ue, le Autorità di protezione dati italiana, francese, tedesca, olandese, spagnola ed inglese, riunite in una